Mi hanno chiamato: “la dea della libertà”,
ma un cantastorie non è una divinità.
Io ho solo indossato un poncho rosso su un abito da sera,
ho imbracciato una chitarra,
ho prestato la mia voce alla Madre terra
e ho piantato una felce nel mio giardino.
Prima di andarmene ho chiesto perdono a Dio
per tutto il male degli uomini.
Le mie ceneri sono disperse a Tucuman, a Mendoza,
a Buenos Aires…ma la felce è ancora verde.
Le piante sono capaci di cantare.
